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La
Cinematografia
a Castellammare
a
cura di Donato Montillo
(
Alcuni cenni storici
sulla cinematografia a Castellammare di Stabia
attraverso la biografia
del Grand'Ufficiale Natale
Montillo )
Biografia
del Grand'Ufficiale Natale Montillo
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Natale Montillo, regista, produttore, sceneggiatore,
scenografo, attore e quant'altro si mettesse o potesse fare lo
avrebbe certamente fatto per vocazione, non certo per tecnica,
soltanto per una genuina sensibilità d'animo che
efficacemente ritraeva il mondo circostante per restituirne
intatti i valori, le passioni e il dramma quotidiano della
vita. Il tutto mosso da un'intelligenza sagace, perseverante
ed utilitarista che è propria di chi ha avuto modeste origini
ed ha costruito il proprio genio senza l'ausilio dei mezzi
d'istruzione e perciò pragmatico, fortemente intriso del
mondo reale. Frutto di questo modo di percepire il reale sono
senza dubbio il buon numero di aforismi e di adagi che spesso
non tralasciò di mettere sulle labbra dei propri attori, e
che, per la loro immediatezza e semplicità, riscossero ovvia
popolarità.
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Una vita turbolenta la sua, che non poco dovette
impressionare la tranquilla cittadinanza di
Castellammare, la quale, risvegliatasi appena dai
tristi e duri ricordi della seconda guerra mondiale,
veniva proiettata, come tutta l'Italia del resto,
verso gli anni del boom economico anche attraverso il
mondo di celluloide: ancora oggi chi lo ricorda lo
descrive con quella caratteristica aurea che
accompagna chi ha lasciato una profonda traccia di sé. |
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Una vita dura. Fatta di scelte coraggiose e di
circostanze dove battersi contro la fame e l'indigenza
era regola giornaliera, la stessa vita che negli
ultimi tempi gli
aveva fatto raggiungere una invidiabile posizione di
prestigio ma, come lui stesso soleva sottolineare |
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con
orgoglio, aveva avuto un inizio modestissimo, incline a
compiere i lavori più disparati nonché ad essere
protagonista di numerosi episodi a loro modo memorabili.
Curioso fu quello che lo vide erroneamente ritenuto disperso
al termine della guerra 1915-1918. Infatti, tornato a casa nel
'20 dalla prigionia germanica, trovò con sorpresa che il suo
nome era stato inciso sulla lapide dei Caduti nell'Ara Pacis
della Cattedrale. Ritenne che fosse di buon auspicio, ed il
suo nome è rimasto là, dove si trova tuttora. Aveva allora
23 anni.
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Erano
tempi duri per tutti, ma lui non ebbe esitazione. Dopo
aver fatto da cameriere presso il bar della stazione
delle FF. SS., e da garzone di panificio, impiantò
una botteguccia di panetteria in proprio, al Carmine,
e qui, forte dell' esperienza di cucina acquisita
sotto le armi in Germania, ebbe il |
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suo
primo lampo di genio: studiò ed inventò la brioche. Essa
nascendo a metà strada fra il pane e il dolce, riscosse largo
consenso e fortuna tra studenti, operai, e fra quanti
intendevano far colazione con appena 2 centesimi. Ma fu anche
la fortuna di Natale Montillo, il quale nel 1925 (si era
sposato l'anno prima con la Sig.ra Emma Raggi), con questa sua
creazione reclamizzata con larghissima e fertile genialità
guadagnò in un anno ben 50 mila lire! Gli nacque anche il
primo figlio, Renato, e fu il solo, perché altri quattro gli
morirono in tenera età.
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Nel
1930 cominciò ad interessarsi del cinematografo,
attività ancora timida ed incerta, ma che egli
riteneva di sicuro avvenire. La sua prima sala, il Cinema
Corso, era a quei tempi un circolo ricreativo
cattolico e nonostante la crisi economica, che a
Castellammare aveva tra l'altro provocato
l'estinzione dei cinematografi |
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esistenti,
Natale Montillo ne rilevò i locali con l'aiuto di un socio,
impiantandovi appunto il cinema. Nel 1931 tornò alla ribalta
il Cinema Savoia (oggi Supercinema), dapprima sito in
Villa Comunale e poi costruito ex-novo, al Corso Vittorio
Emanuele. Si crearono, così, i presupposti per una durissima
concorrenza e Montillo, per svegliare a proprio favore
l'interesse degli stabiesi, si servì delle mattinate,
proiezioni cinematografiche che avevano luogo al mattino dei
giorni festivi, dove per sei soldi, a ciascun spettatore oltre
al biglietto d'ingresso, veniva offerta una
"brioche", naturalmente da lui stesso prodotta, ed
un palloncino! Con simili premesse, si può immaginare come si
sia conclusa la lotta fra i due cinema: nonostante il Corso
disponesse di appena 350 posti, contro i 750 del Savoia,
nel 1934 quest'ultimo entrò in crisi, ed egli, privatosi del
socio, lo rilevò in fitto fino all'anno successivo, passando
poi ad acquistarlo definitivamente nel 1937. L'anno dopo fu
costruito il cinema Dopolavoro della Marina Militare
(oggi Nazionale), mentre Montillo non conosceva soste,
nell'organizzare spettacoli di rivista sugli stabilimenti
balneari del Lungomare ed alle Antiche Terme Stabiane. Furono
anche i tempi dei suggestivi lanci pubblicitari di film
celeberrimi, come Mata Hari, La Regina Cristina,
Il segno
della Croce, Come tu mi vuoi, Velo dipinto,
Catene; si pensi
che per reclamizzare il film "King Kong", proiettato
nel 1938, arrivò a far costruire un gigantesco mostro di
carta pesta alto quanto un secondo piano! Cessate le ostilità
del secondo conflitto mondiale durante il quale, anche a causa
dell'embargo ai film americani, Castellammare venne a disporre
di un solo cinema, il Savoia, il cui nome, nonostante Montillo
non avesse mai voluto essere fascista rifiutando, in seguito,
anche l'iscrizione ai successivi partiti democratici, per le
violenze di una teppaglia di facinorosi, dovette essere
cambiato in quello di Supercinema. Nel 1946 si aprì l'Italia
il quale ebbe però, vita breve, mentre nel '48 riaprì i
battenti il Dopolavoro M. M., con gestione privata e col nome
di Nazionale.
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A
questo punto Natale Montillo diede il via ad un nuovo
capitolo della sua straordinaria esistenza, quello
dell'attività cinematografica nelle vesti di
produttore, e, assai spesso, anche in quelle di
attore, di regista, di sceneggiatore nonché di autore
del commento musicale. Il
1948 fu l'anno della sua partecipazione alla
produzione di Madunnella. L'anno seguente seguì
Calamita d'oro, film
che segnò anche il lancio sugli schermi di Beniamino
Maggio; distribuito
dalla Titanus, con ottimo successo di pubblico,
il film consentì |
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a
Montillo di acquisire vasta esperienza nel difficile mondo del
cinema. Nel '50 realizzò Napoli eterna canzone,
interprete Paolo Carlini, rimanendone in parte deluso,
mentre grosse soddisfazioni gli diede nel '51 Luna rossa,
tratto liberamente dalla canzone omonima, con Renato
Baldini, film che per la prima volta portò il genere
tipico napoletano in ogni angolo della penisola. Vale la pena
a questo punto di raccontare un aneddoto inerente l'uscita
nelle sale di questo film. Ebbene, in periodi in cui la
televisione non era ancora stata commercializzata (almeno per
quello che concerne l'Italia), e la radio non aveva
sicuramente conosciuto l'attuale livello di diffusione,
accadeva che numerosi avventori acquistassero il biglietto per
entrare in sala solo nel punto in cui la colonna sonora dava
spazio alla voce di Claudio Villa per interpretare la
canzone che dava il titolo al film.
Nel 1952, fu la
volta di Rosalba la fanciulla di Pompei, interprete Roberto
Risso, che superò ogni precedente record di incassi. Nel
'53 realizzò Balocchi e Profumi, costruendo subito dopo, con
i proventi della produzione, il Cinema Teatro Montil.
Inaugurato nel '54, con i suoi duemila posti si poneva tra le
più importanti sale cinematografiche del meridione, mentre
per le innovazioni tecniche ed architettoniche, il progetto del
prof. Amodio della Università di Napoli, poteva competere con
quanto di più moderno l'ingegneria del tempo potesse
suggerire (fu ad esempio il primo cinema in Italia ad avere un
loggione di grandi dimensioni costruito in una sola campata
senza l'ausilio di pilastri o colonne).

Esso
fu costruito anche perchè Natale Montillo voleva lasciare
un'opera tangibile nella sua città. In quegli anni vi furono
ospitati i maggiori complessi di rivista italiani. Arrivarono
volti famosi dello spettacolo ed altri che lo sarebbero
diventati di lì a poco: Macario, Vianello, Taranto, Giuffré
ed altri ancora calcarono in quel tempo le scene del
Cine-Teatro Montil. Nel '57 Montillo diede luogo alla sua
ultima produzione cinematografica con il film La sposa.
Nel '59, infine, concludendo la sua carriera di produttore
cinematografico anche per motivi di salute, avviò ancora una
nuova iniziativa. Con la caduta di tono del genere della
"rivista", lo spazio dedicato al teatro all'interno
del fabbricato poteva essere drasticamente ridotto. Egli
infatti ne trasformò l'ala sud, già destinata per ospitare i
locali di supporto al teatro come camerini e sale di prova, in
albergo e ristorante, tuttora in pieno esercizio,
inventandosi, prima di lasciare questo mondo nel 1965, ancora
una volta un nuovo lavoro... o un nuovo personaggio come forse
è meglio dire. Già, perché proprio
come un attore che
con
il suo genuino entusiasmo, con la forza di un cuore aperto e
generoso e soprattutto con un amore grande e sconfinato per le
sue origini dà sostanza al suo personaggio, così Natale
Montillo fu veramente padrone di se stesso e dei ruoli che
nella vita ha voluto interpretare.
Il fotoromanzo
d'epoca
( e-book a cura di Fontana & Plaitano )
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Alcune
locandine d'epoca:
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Si
ringrazia per la preziosa collaborazione il sig. Donato Montillo, nipote
del compianto Natale.
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