Da una lettera inviataci dal prof. Luigi Casale (di
Bressanone), si evincono le tante perplessità
che una persona può incontrare nell'ammirare la
statua (si veda il
soprastante rif. fotografico),
posta in villa Comunale, a cui, purtroppo,
"il vandalo" di turno, penso per una
bravata, ha divelto la
targhetta illustrativa.
Come
vedremo la lettera, scritta da Luigi, in quanto persona
colta (per supposizioni e interpretazioni) non si
discosta poi tanto dalla realtà e con un po' di
fantasia, dà al
lettore, nuovi interessanti motivi di riflessione. Ma
il prof. Casale di certo rappresenta un caso raro, di
certo non tutti, siamo in grado di interpretare cosa
voglia esprimere con esattezza un artista con una
determinata opera, e quindi mi chiedo: cosa potrà mai capire
di questa statua, un turista di medio
livello culturale, che non conosce affatto la storia della
nostra Castellammare? Faccio pertanto appello, e ringrazio
anticipatamente gli amministratori locali se vorranno
investire qualche centesimo per allocare nuovamente ai
piedi della statua una targhetta illustrativa, a
beneficio di quanti, nel visitare Castellammare
dovessero ammirare quello che per ora può
considerarsi solo un "anonimo" monumento.
Ecco
la lettera inviataci dal prof. Luigi Casale:
"Caro Maurizio, esiste una esplicitazione univoca (quella dell'artista oppure quella del committente) dei simboli della statua
ritratta in foto, collocata alla fine del lungomare?
Il soggetto è evidente: una madre fugge e protegge il bambino da un mostro minaccioso. E' fango o fuoco quello che le avvolge i piedi?
Certo, tra gli elementi simbolizzati c'è la vita (la maternità); se vuoi: la storia. E in entrambi i casi, quale che sia il rimando simbolico, di conseguenza anche l'affanno. Ma anche l'amore, la speranza, il progredire (che è pure progresso) verso un punto di salvezza.
Naturalmente. Tutto questo nell'atteggiamento ansioso della mamma e nel fiducioso abbandono del figlio.
La donna potrebbe rappresentare le mamme di Castellammare, o la Mamma, in generale. Esse proteggono i figli, e per essi si prodigano nel tentativo di offrirgli una prospettiva di vita più sicura e più serena.
O è la stessa città, Castellammare, come compagine civile e sociale, storicamente definita (per esempio: quella romana, quella medievale, quella attuale e presente) che, già toccata dal male che l'afferra, proietta il figlio verso una riconquistata sicurezza.
E quel mostro personificato chi rappresenta? Dall'indicazione della donna (mano, sguardo) si direbbe il Vesuvio. O il mare.
E se quel diavolo dalla testa alata invece di essere una forza della natura, fosse un'entità morale, o sociale? Un mostro che vive in noi, individui e collettività, e proprio per questo ci insidia da vicino? Qualcosa che la società stessa produce.
Non dirmi che sono acqua e vento quelli che avvolgono la donna.
Per cortesia, procurami ragguagli e notizie della sua collocazione: storiche, estetiche, sociologiche, e
politiche.
Un saluto
affettuoso. Luigi Casale".
Corrispondenza
di risposta:
Carissimo Luigi, la statua, da lei fotografata in villa
Comunale, è intitolata "Allegoria di Stabia". Questo
monumento in bronzo fuso, opera dello scultore
molisano Alessandro Caetani, fu inaugurato il 13 aprile 2003. La statua
raffigura una donna che tenta di sfuggire alle ire del Vesuvio (gioia e dolori della storia cittadina
stabiese). La donna che (idealmente impersona Stabia), stringe al seno
un bimbo (simbolo del futuro e della speranza di nuova vita futura),
dà la netta impressione di voler fuggire dal suo passato,
rappresentato da una Testa di Medusa alata alle sue spalle (scena che
molto probabilmente è ispirata al dipinto “La Medusa” rinvenuto
nel complesso archeologico di Villa San Marco). La statua bronzea,
sembra fosse stata concepita come elemento centrale di una fontana a zampillo da cui dovevano partire 28
cannelle a gettito d'acqua, ma di tale progetto poi non se ne fece nulla e venne messa in posa nel punto dove alloggia ancora oggi.
Chiaramente la ringrazio per questo suo spunto, personalmente trovo
che le sue supposizioni, siano tutte plausibili e di sicuro lasciano a
noi stabiesi tanti motivi di spunto per nuove riflessioni. Dalla sua foto ho anche avuto modo di
constatare che oggi la statua è priva della targhetta descrittiva
(originariamente posta ai suoi piedi) che se non ricordo male,
indicava il titolo, la data di posa e l'autore.
Chissà
oggi come sarà soddisfatto e contento il vandalo: "Povera Castellammare!!!"
Cordialmente.
Maurizio Cuomo