Dopo aver percorso
via Acton, dove ha sede la Corderia di Stato,
giungiamo in piazza Amendola, con a sinistra il
Cantiere Navale e, a destra, le Antiche Terme Stabiane.
Usciti
dalle Terme, ci troviamo nel borgo marinaro dell'Acqua
della Madonna, costituito da due strade parallele: via
Duilio, sul lungomare e via Brin all'interno. Via
Duilio è ricca di chalet (particolarmente rinomato è
quello di Immacolata), nei quali si può gustare la
famosa caponata (un
misto di gallette, olive, sottaceti conditi con olio,
sale e peperoncino), nonché i celebri biscotti
inzuppati nell'acqua minerale di cui la zona è piena.
Nel tratto compreso, come si è detto, fra via Duilio
e via Brin, ci si può abbeverare con l'Acqua della
Madonna, l'Acidola e l'Acetosella, alle quali, un
tempo, si aggiungeva quella Ferrata.
Da
via Duilio, imboccando un vicoletto sulla destra,
incontriamo in via Brin - dove ha sede il complesso
idrico per l'imbottigliamento per l'Acqua della
Madonna - dapprima l'antica cristalleria borbonica,
detta Cristallina (la prima fondata in Campania) e poi
la chiesa di Portosalvo. Alle sue spalle, sul
lungomare, vi è la sorgente dell'Acqua della Madonna,
cosiddetta per la vicinanza con la chiesa. Fra i
beneficiari dei suoi miracolosi effetti curativi,
ricordiamo Eduardo
De Filippo. Ancora
pochi passi ed arriviamo nella piazza di Fontana
Grande, cosiddetta per la presenza della sorgente di
acqua potabile che alimenta l'acquedotto cittadino. Nell'ampia
piazza antistante, fino a non molti anni fa, insisteva
un palazzetto, nel quale vi era la fonte dell'Acqua
Ferrata del Molino.
Superata
la piazza, entriamo in via Bonito, con a destra il
palazzo del Marchese e poco più avanti, sempre sullo
stesso lato, il palazzo con la scala di Tatone,
cosiddetta dal nome del vecchio proprietario
dell'immobile, certo Tatone Pappalardo.
Alle
spalle di via Bonito vi è la strada forse più antica
di Castellammare, via S. Caterina, che ospitava due
notissime case religiose, i cui fabbricati conservano
ancora vestige monacali.
Al
civico 55 c'era la casa dei monaci, un convento di
frati nel cui seminterrato furono rinvenuti resti
umani. Poco più avanti, al 79, esisteva un monastero
di suore.
Ritornando
in via Bonito, dopo pochi metri ci troviamo in piazza
Cristoforo Colombo, soprannominata dagli stabiesi
piazza Orologio per la presenza di una torre con
orologio. Sulla banchina prospiciente la piazza fu
costruita alla fine dell'800, la Capitaneria di Porto,
già allocata in un antico immobile, nei pressi della
Fontana Grande, demolito nel 1905 per farvi passare la
linea tranviaria Castellammare-Sorrento.
Percorrendo
calata Cristoforo Colombo, sbuchiamo in largo Gelso,
che anticamente accoglieva i pubblici parlamenti per
il governo della città.
Fatti
pochi passi, giungiamo in un piccolo largo circondato
a nord dal monastero di San Bartolomeo, a sud
dall'ottocentesca casa Somma, ad ovest da palazzo
Mannara e vico del Pesce e ad est da piazza Pace con
l'omonima chiesa. A palazzo Mannara aveva sede il
Fondaco del sale. In vico del Pesce, invece vi era il
mercato ittico, detto anche Pietra del pesce, poiché
la mercanzia pescata veniva esposta su di una grossa
pietra. Prendendo via S. Bartolomeo, incontriamo,
sulla destra, l'ingresso della chiesa d'ugual nome e,
sulla sinistra, largo S. Bartolomeo. Proseguendo per
via del Gesù giungiamo alla chiesa ed al collegio
dallo stesso nome. A lato vi è un vicoletto, detto
calata del Gesù, che immette su via Bonito. Ci
troviamo in tal modo di fronte al cinema-teatro Montil
in cui si esibirono, tra gli altri, Totò, De Filippo,
Dapporto, il pianista Semprini ed il maestro Angelini.
Alle sue spalle il prestigioso Circolo velico.
Ritornando in via del Gesù, sulla sinistra eccoci al
cospetto della settecentesca chiesa delle Anime del
Purgatorio.