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Poetica stabiese

In questa rubrica pubblichiamo le poesie dedicate alla città di Castellammare di Stabia. 

La raccolta potrebbe essere ampliata anche grazie al vostro contributo, per tale ragione 

invitiamo a segnalare l'iniziativa a quanti possano essere interessati, o eventualmente a 

recapitarci  mediante  liberoricercatore@email.it  un componimento poetico pronto.

 

 

 

 

Maria Moreno:

 

 

Le allego una poesia di mia madre, sul San Michele del Monte Faito, che se vuole può pubblicare sul suo sito. Affettuosamente. Lucia Amendola

 

 

 

 

San Michele

   

Ti mostri ad una svolta della strada

che sale tortuosa da Maiori

a Capo d’Orso, ed è fugace e dolce

la tua visione, o San Michele. Bianca

una nuvola lieve ti nasconde

al mio sguardo, che in ansia ti ricerca

là, dietro Conca. Un attimo: ma azzurra

una cara visione mi si accende

nel cuore; ancor rivive in me, custode

del sogno, la ridente ora solare

che mi abbagliò, mi folgorò, intessendo

di mia vita il destino, non rimpianto

pur nel dolore, San Michele! E serbi

anche tu quel ricordo? Freme in te,

nel tuo petroso giogo di dolomia,

quel meriggio dorato, tutto azzurro

nel cielo, e tutto sole nei barbagli

della tua pietra sterile, infocata?

 

Ricordi che salimmo la scaletta

rovinosa stringendoci in silenzio?

Tacevano le labbra. I nostri sguardi

si sfuggivano; ovunque era l’ardore,

l’abbaglio, il rogo estivo; e noi, bagnati

dal fresco rivo della santa grotta,

puri come quell’acqua, ascendevamo,

ascoltando il respiro dei sognanti

cuori, in attesa; e tacevamo assorti.

 

Nulla dicemmo, ma la voce eterna

della natura palpitò per noi,

congiunse il vento estivo i nostri volti,

ci avvolse entrambi l’empito del sole.

 

E quando giunti in cima, ai nostri sguardi

si schiuse il mare, libero, fremente

carezzante le rive arcuate, i bei paesetti

sparsi sui pendii, gli scogli petrosi,

e l’infinito ampio ci apparve,

sentimmo che per sempre i nostri cuori

 erano avvinti, e nulla più poteva

spezzarne il nodo: non vita, non morte.

(Amalfi, 1950)

 

 

 

*  *  *

 

 

 

 

Una poesia di mia madre scritta a Quisisana nel 1931. La saluto con affetto. 

Lucia Amendola

 

 

 

 

Le Campanelle di San Giacomo

   

Campanelle lontane, risonanti

a Quisisana, nei meriggi estivi,

io vi risento nel mio cuore all’ora

che vi destava  querule scroscianti,

…ed io

non ero sola nel silente viale,

unica vita no; ero sospiro

del tenue vento e figlia del meriggio

….

oh! perché  non rapirmi in tanta estrema

comunione con te, natura estiva?

…..

perché serbarmi forse a tristi pianti

a crudeli risvegli, a inerti giorni?

(Quisisana 1931)

 

 

 

 

 

    

( Autore: Maurizio Cuomo - © Copyright 2002 www.liberoricercatore.it  )