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Poetica stabiese

In questa rubrica pubblichiamo le poesie dedicate alla città di Castellammare di Stabia. 

La raccolta potrebbe essere ampliata anche grazie al vostro contributo, per tale ragione 

invitiamo a segnalare l'iniziativa a quanti possano essere interessati, o eventualmente a 

recapitarci  mediante  liberoricercatore@email.it  un componimento poetico pronto.

 

 

 

 

Clara Renzo:

 

 

 

 

E la nave va...

 

 

Fuori questa mattina,

l’aria è leggera.

Volendo… potrei anche volare.

Azzurro è il cielo

come cupola di lapislazzuli.

E sbaffi di nuvole bianche

vi viaggiano dentro.

Il sole è lì,

sull’ azzurro fuso,

sul bagnato del mare,

disteso a coprire

alberi verdi e case.

 

E tu aspetti…

che una bottiglia ti scuota

che le sartie ti lascino

finalmente  libera.

Ed ecco…accade!

Scende la prua

a tagliare il mare

in due tappeti intessuti

con nodi irrisolti.

 

Alzando lo sguardo

ti vedo:
prima indistinta,

come una suggestione,
infine  chiara,
avanzare, oscillare.
Rompi  l'orizzonte e arrivi

immensa, in una strana,

confusa evanescenza.
Come un messaggio sbuchi,

come un naufrago,

unico superstite,
emergi  dal tutto.

Il mare si increspa

di mille sorrisi,
Ora si aggira la tempesta

nel cielo dalle molte rotte.

Sotto  un  velo di  pioggia

la nave va...

 

La  memoria  dei  poeti

Riposa  in  questo  mare.

Annegando  nell’eternità

Donata  delle  parole.

La nave va…

E la pioggia sottile

nel  sole,

è  una  nuvola

densa  e  dolce

di  limoncello

che  avvolge  la  città...

E la nave va...

 

Ed ora,

nella sera,

come in preghiera,

sono  soli

lei , il mare,

e il tempo...

che  ha  inghiottito  i  ricordi.

Tra i vortici

rotolano sassi malfermi

ed ascolto il silenzio

delle ombre

e la sua voce senza peso.

 

E la nave è là.

E aspetta di andare,

legno solitario

che sfiora il cielo,

che taglia il mare

di azzurro fino.

Come  vorrei  stasera

stringerti  al  seno

come  fossi  un  dono.

Come  vorrei  stasera

prenderti  per  mano

su  questo  mare

colore  di  notte,

colore di lune,

colore  di  vino.

 

 

 

 

 

 

Notte Stabiese

 

 

Da dove arriva

il profumo del mare?

Forse da quel cavallone

arruffato

che sotto la luna

 insegue tremante

il freddo riflesso

di stelle morenti.

Oppure

da  reti

d’argento

di pescatori

che aspettano

l’alba

per ritornare.

Da dove arriva

il profumo del mare?

Lo sento

stanotte

danzare nel buio

volare nell’aria

posarsi sul vento

legarsi a una barca

e veleggiare.

Da dove arrivi

 profumo di mare?

E’ lì

da Ponente

che venne la sera.

Serena preghiera

del Sole

che stride

e poi muore

nell’acqua salata

ed alza vapori

nella nottata.

Nottata serena

da ricordare.

E’ sempre da Ovest

che  arriva…

il profumo del mare.

 

 

 

 

 

 

Il viaggio da Faito al mare

 

 

E l’acqua scende.

Scorre, salta,

scivola, s’infiltra

tra pietre e rocce,

tra terra e cielo.

Ride, urla,

rimbomba, canta.

Magica fonte

come un bambino

sull’ottovolante.

L’acqua non tace

lungo il cammino.

L’acqua non mente…

 

E poi, ad un tratto,

si calma, si stende,

s’acquieta…

stanca guerriera

che va a riposare

in un letto di mare.

 

 

 

 

 

Tramonto

 

 

E il sole

cala lento

dietro Pozzano.

E noi…

ascoltiamo

la sera autunnale,

crepuscolo triste

che cambia colore

alle cose,

che cambia colore

alle case.

Ed ecco

improvviso,

il cielo

scolora.

E’ come

se l’ultimo raggio

man mano,

tirasse

nel mare

un nero sipario.

La prima

a scurire

è la cima

del vecchio Faito,

Antico

nell’eterna poltrona.

Poi la Libera.

Poi l’azzurro

promontorio.

Tutto

cambia colore.

Tutto

perde colore.

E mille luci

si accendono

in terra

e a mare…

tra le lampare.

Solo il vento

rimane lo stesso.

E’ lì

che danza...

Facendo

accapponare…

la pelle

al mare.

 

 

 

 

 

 

Vesuvio

 

 

E mentre il treno

Ti gira intorno,

rosso gigante

in coma profondo,

tu dormi

e niente sembra

che possa risvegliarti.

Ma cosa accadrebbe

se, ora, adesso,

 ti ridestassi?

Io lo so:

cominceresti

a ridere sornione.

E con la tua risata,

prima strozzata

e dopo furibonda

di basso

ormai in pensione,

tu sputeresti fuori

fiammeggianti  zampilli

ad  indorare

la campagna autunnale.

I  vocalizzi  rochi

in pochi istanti soli,

caldi diventeranno

……e appassionati.

Note di fuoco

Canzoni mai cantate

Roventi melodie,

intonerai per noi.

Rosso gigante

della verde piana.

E con la bocca piena,

sputando sassi e fuoco,

farfuglierai:

“Ho riposato troppo!”

E dopo aver sfogato

la tua rabbia incosciente,

ti   “spaparanzerai”

sulla rossa poltrona

e, ad occhi chiusi,

stanco di nuovo,

ti riaddormenterai.

 

 

 

 

 

La mia città

 

 

Vorrei arrotolare

la mia città

come una stuoia

e portarmela via

così….sottobraccio.

Starei attenta però

a non perdere

lungo la strada

il profilo fatato

del gigante Faito

al tramonto

incendiato dal sole,

o le verdi colline

con le case aggrappate.

E mentre vado

spero

di non perdere il mare.

Starò attenta!

Non ne farò cadere

neanche una goccia.

E così,

col golfo arrotolato,

col Vesuvio e il Faito

che quasi

si toccano,

sceglierò una terra lontana

all’altro capo del mondo.

Poi

scuoterò la stuoia

da tutta la polvere

e la sporcizia del tempo,

la stenderò

lanciandola in alto

e aspetterò

sulla spiaggia

che un’onda

mi bagni i piedi.

 

 

 

 

 

 

  

( Autore: Maurizio Cuomo - © Copyright 2002 www.liberoricercatore.it  )