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In un bosco di alberi secolari dove i
ruscelli scorrono dolcemente unendo il loro
sommesso ed argentino mormorio al melodioso
ed allegro cinguettio degli uccelli, vive,
con la sua mamma, un cerbiatto di nome Pango.
Il loro rifugio, ben nascosto da un grosso
cespuglio, è stato scelto da mamma cervo
per proteggere meglio il suo Pango. Un bel
mattino, il tranquillo silenzio del bosco è
rotto dal rombo di un’automobile che si
avvicina piano piano, mamma cervo
preoccupata, drizza le orecchie per
ascoltare meglio, poi dice a Pango di non
muoversi e di non fare alcun rumore.
L’automobile dopo un po’ arriva e
si ferma poco distante dal rifugio dei
nostri due cervi; da essa scende
un’allegra famigliola, così composta: papà,
mamma, due bambini ed il nonno. Pango chiede
alla mamma chi sono; la mamma gli risponde
di stare tranquillo, ma di osservarli con
molta attenzione. Il nonno, che stava
fumando un sigaro toscano, appena sceso
dalla macchina, butta a terra il mozzicone
ancora fumante, il resto della famiglia, nel
frattempo, scarica dal cofano due cesti di
provviste. Si siedono su di un telo, che
avevano steso per terra ed aprono i cesti.
Mangiano e bevono allegramente, poi giocano,
corrono e si divertono tantissimo. È
proprio una bella scenetta familiare! A fine
giornata risalgono in automobile per
ritornare a casa, ma lasciano sul prato:
piatti, posate e bicchieri di plastica,
tovaglioli e perfino dei barattoli di
latta… un vero cumulo di immondizia! Pango,
con la coda dell’occhio vede, non lontano
da lui, il coniglietto Bunny che sta
piangendo – Mamma, perché Bunny piange?
– Mamma cervo, alquanto turbata, gli
risponde: – Vedi, Pango, questi, non solo
hanno sporcato la nostra casa, ma con il
loro comportamento, mettono in pericolo la
nostra vita! Ascolta… gli uccelli non
cinguettano più, tutti gli abitanti del
bosco sono tristi e si nascondono. Vedi
questi oggetti di plastica? Rimarranno qui
per sempre; questi barattoli di latta
arrugginiranno e avveleneranno l’erba che
noi mangiamo; il mozzicone, che il vecchio
ha buttato a terra ancora acceso, avrebbe
potuto causare un incendio e molti abitanti
del bosco sarebbero morti! – Mamma! Ma chi
sono questi individui? – Pango, questi
individui che hanno le sembianze di uomini,
in realtà sono delle bestie!!! – Mamma,
non capisco… sono nati uomini o bestie?
– No, sono nati uomini, ma poi sono
diventati bestie! – Come? – Vedi, quando
i genitori non insegnano ai loro figli, il
rispetto per la natura e per gli altri
uomini con i quali condividono questo
meraviglioso mondo che Dio, ci ha dato in
dono, allora essi crescono senza rispetto
per niente e per nessuno, e così diventano
bestie! – Mamma, come si fa a riconoscere
una bestia? – La riconosci dal suo
comportamento e molto spesso da una sua
espressione caratteristica: che tengo ‘a
vedè’, che si traduce così: non sono
fatti che mi riguardano, non sono
responsabile di nulla e non mi importa
niente degli altri. Nel triste silenzio del
bosco, ad un tratto, si sente la volpe
gridare: – Stanno andando via! Stanno
andando via!
La
mattina del giorno dopo, il bosco è di
nuovo in allarme; i rumori dei motori si
fanno sempre più forti ed ecco arrivare,
questa volta, quattro automobili che si
fermano, anche loro, nei pressi del rifugio
di Pango e della sua mamma. Mamma cervo,
dice nuovamente a Pango di non far rumore,
di osservare attentamente e di essere
pronto, eventualmente, a scappare via. Dalle
automobili scendono una ventina di persone,
tra cui otto bambini; immediatamente,
cominciano a raccogliere tutta
l’immondizia lasciata sul prato dalla
“simpatica” famigliola del giorno prima.
– Mamma, e questi chi sono? – Chiede
Pango. – Questi sono uomini, non bestie!
– Risponde mamma cervo – Osserva, anche
i bambini aiutano i loro genitori a ripulire
la nostra casa! – Ma somigliano agli altri
che erano qui ieri! – Osserva Pango. – Sì,
ma non si comportano come loro! – Ma come
si diventa uomini? – Per diventare uomini,
sono necessarie due cose importantissime:
genitori che insegnino, ai propri figli, il
rispetto per la natura e per gli altri e
insegnanti che rinforzino, nei loro alunni,
questi principi di civiltà! – Mamma, le
bestie non hanno un insegnante? – Sì, ma
il lavoro degli insegnanti non basta se non
c’è collaborazione da parte dei genitori!
– Mamma, io non diventerò mai una bestia!
Il bosco ora è stato ripulito e adulti bambini,
ritornano alle loro case, contenti e
soddisfatti. Ora si sentono, di nuovo, gli
uccelli cinguettare, e tutti gli altri
abitanti del bosco saltano e gridano di
gioia; sembra che anche gli alberi, mossi da
un leggero venticello, bisbiglino: –
Grazie, grazie a voi e ai vostri bambini per
ciò che avete fatto, sappiate che aiutando
la natura aiutate voi stessi!
*
* * P.S.:
l'ambientazione della favola scritta dal
carissimo Frank Avallone, è liberamente
interpretabile ed è diretta a grandi e
piccoli. Personalmente ho immaginato
che questa storia di fantasia (che non si
discosta poi molto dal normale vivere
quotidiano delle nostre zone), si svolgesse
presso il nostro bellissimo, quanto
trascurato parco dei Boschi di Quisisana.
Un particolare ringraziamento al prof.
Bonuccio Gatti, quale magnifico revisore di
bozza.
Maurizio
Cuomo
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