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Tabacco, tabacchi e muzzunari.
Nel dopoguerra il tabacco era una merce pregiata e le sigarette costavano troppo. I poveri
ripresero a praticare il mestiere del muzzunaro.
Questi soggetti raccoglievano le cicche
da terra e, dopo aver asciugato e pulito il tabacco ricavato, lo
davano ai tabaccai che lo rivendevano
sfuso. Il principale metodo per raccogliere le cicche era quello di sistemare uno spillo all’estremità di un bastone. Ma il piccolo
U.F., uno scugnizzo di Largo Fontana Grande, si era
specializzato nel raccoglierle con i
piedi, naturalmente scalzi.
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Spogliamaronna.
L’ultimo scanzanese ad avere questo soprannome, fu Aitano De Gregorio ex operaio del cantiere navale. Si dice che un suo parente, una sera di buio e cattivo tempo, per andare a casa sua
(a Via Partorio), per illuminare la strada, tolse una lampada da una
immagine della Madonna posta in una edicola. Da qui il soprannome.
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Uno stabiese massacrato dai
titini. ACANFORA Giovanni Battista di Luigi, n. il 7-2-1911 a Castellammare di Stabia, Capitano della Finanza; arrestato a Trieste il 2-5-1945 nella caserma di Via Campo Marzio e deportato “per ignota destinazione”. Il Capitano Acanfora fu massacrato
assieme a d altri 97 finanzieri ed i loro corpi gettati in una delle foibe tra Basovizia e Monrufino. La II compagnia G.d.F.
comandata dall’Acanfora aveva scacciato con le armi i repubblichini delle caserme dell’artiglieria e della milizia portuale, nonché la caserma tedesca di Villa Micher. I
finanzieri, inoltre, avevano occupato la zona portuale del molo Fratelli Bandiera, ove un raggruppamento tedesco stava per far esplodere gli impianti; i tedeschi vennero disarmati e catturati. La caserma di Campo Marzio fu fortificata e predisposta a difesa contro i tedeschi. Ciò
nonostante i partigiani jugoslavi perpetrarono l’eccidio senza una motivazione. A ricordo di quest’altra pagina tragica della storia nazionale,
vi è il film “FOIBE” in cui la parte del Capitano Giovanni Acanfora è recitata dall’attore Gianni Bruschetta. “FOIBE”
ha un cast internazionale e quattro Direzioni Casting, in USA, Italia, Slovenia e Russia.
Il film parla di odio, razzismo e follia umana,
aiuta le nuove generazioni, di tutte le razze, colore o religione, a
crescere.
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Acquaioli. Oltre agli acquaioli itineranti, a Castellammare fino a qualche decennio fa, c’erano diverse postazioni di acquafrescai:
- Via Principessa Mafalda (v.
articolo);
- Via Quattro novembre (c’è ancora il bancone di marmo);
- Sotto l’arco di San Catello ove attualmente c’è la targa di bronzo;
- Chiosco Caporivo, ancora presente ma non funzionante;
- Corso Garibaldi, vecchio fabbricato prima dell’attuale ove c'è il Bar Cristal (il bancone stava sul
marciapiedi);
- Corso Vittorio Emanuele di fronte Casa del fascio,
attualmente c’è un tabaccaio);
- Piazza Matteotti a sinistra del cd. Palazzo Arienzo. Il gestore era la signorina Carmelina che, sebbene di grossa taglia, era molto curata nel trucco.
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Proiezioni
all'aperto.
In estate si poteva assistere ad un film, stando al fresco, sia nel dopolavoro della Corderia, anche nell’Arena-Giardino un cinema all’aperto posto a Via Alvino ove attualmente c’è una specie di parco giochi. La pellicola veniva proiettata sul muro laterale del fabbricato adiacente ed il grosso proiettore era allocato in un’apposita cabina
insonorizzata.
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Cantiere
navale.
Nel 1824 fu completato
l’avantiscalo in muratura per agevolare il varo dei vascelli all’intero del porto. Progettista e Direttore dei lavori fu il Capitano del Genio Idraulico Giuseppe Mugnai.
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Dizionario geografico-storio-statistico de’ Comuni del Regno delle Due Sicilie – 1858.
Descrizione della città: “...la popolazione ascende in oggi a 22.960 abitanti…un tronco di strada a rotaia di ferro unisce la città a Napoli…vi si celebra annualmente una fiera al 25 agosto detta di S. Bartolomeo ed un mercato di animali e cereali nel lunedì, nel mercoledì e nel
venerdì, di ciascuna settimana”.
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Specchio statistico de’ Comuni delle province meridionali d’Italia – 1861.
Nel Circondario di Castellammare vi sono i seguenti mandamenti: Vico Eq., Piano, Sorrento, Massa, Capri, Gragnano (Lettere, Casola, Pimonte), Torre Annunziata (Bosco Reale9; Boscotrecase (Poggiomarino), Ottaiano, Agerola.
Castellammare porta 25.840 abitanti, l’intero Circondario ne ha 161.877.
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Repubblica Napoletana –1799.
1-15 aprile: un contingente anglo-napoletano sbarca in città e si impadronisce del forte e del cantiere.
28-30 aprile: Le truppe francesi scacciano dal forte del cantiere e dal porto le truppe anglo-napoletane che se ne erano impadroniti e le costringono a reimbarcarsi per la Sicilia.
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Decreto del 18 gennaio 1838 – logo fabbrica di cuoio e pelli.
Accorda il bollo a secco da apporsi alle manifatture di cuoio e pelli stabilite nella spiaggia di Castellammare già di proprietà di Luigi Protasio Lemaire e stata ceduta a Luigi Maria d’Amato. Il bollo ha nel mezzo l’emblema di un cavallo sfrenato e all’interno nel primo giro, la legenda “Regia dogana di Castellammare, e nel secondo, “Fabbrica di cuja e pelli di Luigi Maria
d’Amato”.
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La
salita del Mulino.
La
strada Salita Ponte Scanzano fino
agli anni ’50, non era
pavimentata con i sampietrini, ma
in terra battuta; quando pioveva
un fiume di acqua e fango scendeva
verso ‘o 'Nfinfero. Per i numerosi pedoni c’era una
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specie di marciapiedi a destra che era la copertura della sottostante fognatura. Naturalmente non c’era il tunnel, che fu costruito contestualmente al complesso delle Nuove Terme
Stabiane. Nei primi anni i ragazzi con le pietre rompevano le lampadine poste sotto la volta ed era problematico camminare di
sera se non si era provvisti di torcia, accendino o cerini. Dopo molti anni e proteste, il Comune sistemò l’illuminazione con adeguata protezione
antisassaiola. |
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Filumena ‘a
pezzara.
All’inizio di via Santa Caterina a
Scanzano, ora
via Carmine Apuzzo, in un vano sottoposto alla strada,
fino agli anni ’50, abitava una vecchietta chiamata
"Filumena ‘a pezzara", questo
soprannome le fu dato perché comprava: stracci, alluminio e ottone. I
particolare, i metalli che non di rado era
anche dai ragazzi che li raccoglievano nei
giardini, venivano a lei portati e pesati
in cambio di qualche lira. Sapendo ciò, spesso gli scugnizzi mettevano un sasso nella ferraglia e
l’ammaccavano per imbrogliare sulla pesata.
"Filumena", poi aveva una piccola bancarella piena di leccornie
(frafellicche, caramelle, lacci di
liquirizia, gomme americane, ecc) che sistemava sulla strada; quasi sempre i soldi guadagnati dai ragazzi con la vendita dei rottami, ritornavano alla base.
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Pascalino ‘a lacerta. Molti a Scanzano avevano questo soprannome. Uno di questi era un vecchio che viveva presso i salesiani, in una piccola costruzione, forse adibita a deposito di attrezzi agricoli, situata nel giardino del vecchio istituto, in corrispondenza della ringhiera che si affacciava sulla Circumvesuviana. I
salesiani chiamavano “famigli” questi laici che lavoravano per loro e vivevano nello stesso istituto.
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Fontana Grande.
Fino agli
anni '60 del secolo scorso, nella vasca d’acqua antistante Fontana Grande, i costruttori di carrozzelle e carrette in genere, mettevano a bagno le ruote dopo aver sistemato a caldo i cerchioni di ferro esterni. L’acqua ingrossando il legname faceva ben aderire i cerchioni alla circonferenza delle ruote.
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Via Santa Caterina a
Scanzano. La strada che va da
“’mmiez’‘a guardia” al cancello di Marcantonio, ora chiamata
via Carmine Apuzzo, era denominata, fino al 1986,
via Santa Caterina a Scanzano in ossequio ad una antica chiesa dedicata a
S. Caterina d’Alessandria ivi ubicata nel 1400 e poi spostata nella sede attuale a Castellammare. Numerosi disguidi postali si verificavano tra i cittadini
omonimi che abitavano a via S. Caterina a Scanzano e quelli di
via Santa Caterina del centro antico. L’ufficio postale negli anni ’50, si trovava proprio a Via Santa Caterina a Scanzano di fronte alla “funtanella”. Ogni giorni il conducente dell’autobus Circolare Destra, prolungava la sosta all’ingresso di Scanzano per permetter al bigliettaio di portare/ritirare il sacco postale.
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Lupo mannaro a Scanzano. Agli
inizi degli anni ’60 si diceva che a Scanzano e precisamente abbascio ‘a funtanella, ci fosse un lupo mannaro. Si credeva che i nati il 25 dicembre al sorgere della luna piena, si trasformassero
nel viso e andassero girando di notte ululando come lupi. Volendo aiutare questi poveracci e far passare il “mal di luna”
li si doveva pungere con
l’ago “saccularo”
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cioè un
ago molto lungo che serviva a mettere “le
fettuccelle” ai materassi. Per evitare che il “lupo mannaro” facesse del male al suo soccorritore, era necessario legare l’ago saccularo ad una lunga pertica, utile per pungere a distanza quando il licantropo passava sotto al
balcone. |
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Apparecchi americani.
Ancora agli inizi degli anni ’50, quando i bambini vedevano passare un aereo, guardando il cielo con il naso all’insù, recitavano la seguente filastrocca: “Apparecchio americano, votta ‘e bombe e se ne và”. Il palese ricordo del bellicoso evento chiusosi qualche decennio prima che interessò in particolare la vicina Napoli (che fu pesantemente bombardata centinaia di volte dagli aerei americani), sopravviveva ancora nella memoria collettiva in una ingenua filastrocca dei ragazzini stabiesi.
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Festival della canzone napoletana.
Negli anni ’50 al termine del Festival della canzone napoletana (il primo nel 1952 ed il secondo a Castellammare nel 1953), le nuove melodie giravano per i paesi portate da cantanti di strada. A Scanzano a Via Santa Caterina, ora via Carmine Apuzzo, un complessino si sistemava vicino ‘a funtanella, si faceva prestare la corrente da qualcuno del vicinato (es. da ‘a Masana) e suonava e cantava le nuove canzoni chiedendo, poi, un obolo ai curiosi che si affollavano intorno.
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Un ministro stabiese sconosciuto.
L’avv. Giovanni ACANFORA
nacque il 7 aprile 1884 a Castellammare di Stabia.
Già Direttore Generale della Banca d’Italia dal 1940 al 1944, fu nominato Ministro per gli Scambi
e le Valute nel
primo
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Governo
"Badoglio" ( 25.7.1943 – 17.04.1944),
una coalizione militare formata dopo la caduta del fascismo e l’arresto di
Mussolini. Il ministero ricoperto dallo stabiese
Acanfora, fu soppresso con regio decreto 2 giugno 1944,
n. 150; le relative attribuzioni furono ripartite fra i
Ministeri delle Finanze e dell'Industria, e del
Commercio e del Lavoro. |
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Il vespasiano.
Negli anni
'60 fu sistemato un vespasiano all’ingresso di Scanzano (lato sinistro entrando a Via Scanzano). Era un manufatto di cemento ed era predisposto alla doppia funzione. Fu oggetto di molta ilarità, spesso serviva da pensilina quando pioveva e si aspettava il pullman (circolare rossa) che scendeva a Castellammare ovvero il n. 3 della linea
Castello-CMI.
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‘E purcelli ‘e San
Giuvanne. Nel mese di giugno specialmente in corrispondenza delle festività di San Giovanni Battista, compaiono dei coleotteri di color marrone
comunemente chiamati "vaccarielli o purcielli".
Ai miei tempi i ragazzi cercavano di acchiapparli cantando la seguente
canzoncina: "Scinne purciello ‘e San
Giuvanne, è arrivato ‘o cusutore t’ha purtato
'nu cazone, 'nu cazune e 'na vunnella scenni purciello mio
bello". Quando (molto facilmente) si prendevano questi animaletti,
si legava un filo di cotone al corno che stava sulla testa del maschio e lo si liberava. Si otteneva, così, un aquilone animato.
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Polvere
da sparo casereccia. Da ragazzi si comprava
nella farmacia del dott. Scaramuzza di Via Micheli delle pastiglie di clorato di potassio che servivano per il mal di gola e, dopo averle frantumate, si mescolavano con zolfo e polvere di carbone per
ottenere una primitiva polvere da sparo. Con un pizzico di zucchero, questa polvere messa a terra sui basoli, veniva coperta da una pietra viva o un pezzo di “riggiola” tenuto
fermo con il tacco della scarpa, con l’altro si dava un colpo secco e si produceva lo scoppio. Se la miscela non era ben dosata, lo scoppio era più potente e la gamba più
indolenzita.
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‘O Ponte de’ figliòle.
Era ed è il ponte che attraversa il fiume Sarno
situato al termine di Via Ponte della Persica e dopo l’incrocio con Via Ripuaria. Il vecchio ponte borbonico, a travate di
ferro e tavolato di legno, era ornato alle estremità
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di quattro figure femminili raffiguranti delle sirene; una coppia per testata con il
dorso nudo e volti gentili e sereni. Il ponte era stato costruito a ricordo della bonifica del Sarno e del passaggio della prima ferrovia tra Napoli e Castellammare. Fu distrutto dai tedeschi in ritirata e ricostruito nel dopo guerra (Ponte Nuovo). Conserva ancora tutta la struttura in mattoni, ma senza le
“figliòle”. |
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Le
"pimmuntesi". Da Pimonte
(attraverso:
via Canti, la omonima via Pimonte e poi
per via Privati) scendevano a Scanzano le “pimmuntesi” con una cesta in bilico sulla testa appoggiata ad un rotolo di panno. Vendevano uova
fresche ed altri prodotti genuini della terra.
La frequentazione delle venditrici
ambulanti divenne talmente importante che
ogni famiglia stabiese, aveva la sua “pimmuntesa” di fiducia.
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I zampognari. Un tempo gli zampognari che giravano per le case
di Castellammare per suonare la novena di Natale
(ormai sempre più rari da incontrare), mettevano in un unico fiasco: il
vermouth, l’anice e il rosolio di diversi gusti, che venivano loro offerti. L’intruglio
così ottenuto, che evidentemente doveva
risultare piacevole da bere, veniva poi
consumato per scaldarsi
nelle giornate fredde delle montagne di Avellino.
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Fino a pochi anni fa, dal cancello d’ingresso del viale
che da salita Quisisana porta alla chiesa di San Francesco, c’erano
affisse al muro 14 stazioni della Via Crucis tutte maiolicate, fatte sistemare nel 1844.
Oggi, di queste maioliche, non ne è rimasta neppure una!
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Alla via Santa Caterina a Scanzano, ora via Carmine
Apuzzo (nel tratto alto di salita Ponte
Scanzano), nel cosiddetto cancello di Marcantonio, c’era una specie di garage per carrette e cavalli di molti carrettieri di
Scanzano. La sera dopo il lavoro
i suddetti ambulanti, portavano le bestie in piccole stalle per governarle e l’indomani preparavano i carri per andare al mercato. I più bravi conducevano il carro
in piedi, in equilibrio tenendo in mano le redini.
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A Scanzano la festa di san Michele del 29 settembre termina con una gara di fuochi artificiali. Al vincitore un’apposita giuria consegnava il premio stabilito dalla Commissione della festa. Spesso vinceva la ditta cd.
Giarrone di Castellammare; tra i ragazzi
era invalso l’uso di riferisi alla “batteria
Giarrone” per indicare un’azione
scoppiettante. I successivi botti di
Natale si dividevano in tric trac,
scalette, mezz’onza (mezza oncia) e via
di seguito oltre ai fischi (con e
senza botta finale).
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A
via Acton prima di Salita Pozzano e di fronte all’ingresso principale di Maricorderia ci sono ancora due grossi serbatoi in muratura e dipinti di bianco che contenevano acqua
distillata per le caldaie delle navi da guerra (l’ultima nave da guerra costruita a Castellammare e con caldaie fu il Cacciatorpediniere Ardito. Ora le navi sono dotate di motore diesel).
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All’inizio di via Duilio c’era la cantina di “Peppe de lavatore” così chiamata perché
suoi nei pressi, ove c’è adesso il Circolo
Pescatori, c’erano dei lavatoi pubblici che
sfruttavano l’abbondante acqua che fuoriusciva dalle molte sorgenti della zona. La cantina era frequentata da molti operai del cantiere specie nella pausa pranzo del mezzogiorno. Si racconta che coloro che nella serata prima avevano alzato il gomito, si recavano a bere l’acqua ferrata nell’attigua mescita (ora scomparsa ) di questa frizzante acqua minerale
(attualmente la sorgente si trova sotto la sacrestia della chiesa dello Spirito Santo).
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A via Supportico fino agli anni ’50, c’era una caserma dei
Carabinieri; l’ultimo comandante fu il Maresciallo Magg. Giuseppe Rossi.
A quei tempi la caserma madre si trovava a
via Coppola nella ex sede del consolato dell’Impero
Russo.
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Il convento dei Cappuccini a salita Quisisana fu fondato il
21 settembre del 1583 quando era vescovo di Castellammare monsignor Lodovico
Maiorano. Si racconta che tale convento (di San
Francesco) fosse collegato al Rivo della Caperrina a mezzo di un tunnel che serviva come rifugio ai frati durante le incursioni piratesche. Ora sono andati via anche i Cappuccini!
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Prima della municipalizzazione del trasporto pubblico, le corse degli autobus erano gestite dalla
Ditta Giordano che aveva garage e deposito a
via Regina Margherita (altezza incrocio via Surripa).
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La farmacia di Scanzano situata negli anni ’50 alla
via Micheli (di fronte a via Santo)
dell'allora dott. Scaramuzza, oltre ai preparati galenici era deputata a suturare le ferite della testa che i ragazzi si procuravano
sovente con le “surriate” (sassaiole).
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Il Palazzo reale di Quisisana nel secondo dopo guerra fu adibito a clinica.
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Al Corso Alcide De Gasperi, all'altezza
del distributore Q-Bar "Caravella", c’era una postazione del Dazio per riscuotere il pedaggio delle merci che dalla campagna venivano in città; ancora oggi, molti anziani denominano quel luogo “abbascia ‘a gabella”.
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A via Salita Santa Croce presso l’Istituto delle suore Alcatarine, dall’800 e fino alla II
Guerra Mondiale c’era un ospedale militare.
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Via Benedetto Brin è dedicata ad un famoso progettista navale, già direttore del
Regio Cantiere, artefice della costruzione di molte corazzate. Strade dedicate ad altri famosi costruttori navali nonché
direttori del Regio Cantiere, come il Cuniberti, si trovano all’interno di
Maricorderia.
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I Salesiani vennero a Castellammare nel 1895. Alla fine degli anni ’50 e fino agli anni ’70, la struttura
divenne la sede dell’Istituto Teologico Internazionale, ove i giovani chierici compivano gli ultimi anni di studi per essere
ordinati
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sacerdoti. Il giovedì pomeriggio: giovani preti irlandesi, sudamericani, spagnoli, cinesi, di colore, australiani sciamavano per la città per la lor
mezza giornata libera. In quel periodo i ragazzi dell’Oratorio conobbero
questa nuova realtà che li spinse ad
imparare i rudimenti dell’inglese. Chi
collezionava francobolli imparò a dire “have you
stamps?” Ora
purtroppo da Castellammare, sono andati via anche loro! |
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Ad ogni varo gli operai del cantiere navale, oltre alla bottiglietta di birra Peroni ricevano a mensa, un dolce fatto di due biscotti con in mezzo la crema. I figli aspettavano
con impazienza il ritorno a casa dei loro padri, per gustarsi questa leccornia.
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Un tempo per proteggere dal malocchio e dalla cattiva sorte i
loro bambini, le mamme stabiesi confezionavano una “burzella”, una borsetta di pezza da appendere al collo che conteneva:
- La medaglietta di San Ciro e S.
Anastasio (santi medici)
- Qualche chicco di sale
- Una ciocca di capelli di nati nel mese di gennaio perché, per tali nati “nun ce pote né fatture e né
janare”.
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In estate a Castellammare i venditori ambulanti
offrivano, porzioni di telline cotte
nelle caratteristiche “vazzee”
(recipienti di creta con l’interno smaltato di
colore verde). Pagando le 20 lire, si otteneva un bicchiere di telline con relativo
brodo.
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Fino agli inizi degli anni ’80, talune
famiglie erano solite affittare delle
camere del proprio appartamento, ai forestieri che
venivano in città per le cure termali (vedi Quaderno di Gigi
Nocera). In particolare a piazza San Ciro,
nel periodo estivo, quasi ogni giorni arrivava e ripartiva un pulmino da Foggia.
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Le ferie degli operai del cantiere navale e di altri
stabilimenti locali, erano caratterizzate da due avvenimenti ciclici:
- “fare le bottiglie” cioè preparare le provviste di pomodori per
l’inverno.
- aiutare le mogli a “fare i materassi” cioè allargare la lana ed “il vegetale”. Quest’ultimo era una fibra di colore verde che imbottiva il secondo materasso che veniva
sistemato sopra nel periodo estivo perché “più fresco”. I più poveri,
al posto della lana, nei propri materassi
avevano invece un riempimento di "sguogli”
(in dialetto le foglie delle pannocchie di
grano). Il materasso che accoglieva gli
sguogli, aveva un feritoia laterale nella quale
si potevano infilare le mani per rivoltarne
l'interno per renderlo più soffice... un
sistema pratico che però si prestava facilmente ad allevamenti di pulci!
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Il convento dei Cappuccini a salita Quisisana, fu fondato
nel 1583 quando era vescovo di Castellammare monsignor Lodovico
Maiorano. Si racconta che tale
convento (di San Francesco) fosse collegato al Rivo della Caperrina a mezzo di un tunnel che serviva come rifugio ai frati durante le incursioni piratesche. Ora sono andati via anche i
Cappuccini.
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Il vaporetto. Fino agli inizi degli anni
‘60, dalla banchina di zì Catiello salpava un vaporetto che portava ai bagni di Pozzano, prima tappa il bagno Conte che aveva
approntato un pontile su palafitte per lo sbarco dei
bagnanti.
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'A ghiacciera. A via Denza, nei locali dell’attuale Supermercato SISA c’era una fabbrica del ghiaccio,
da ciò ancora oggi il posto viene chiamato
"‘ncopp’‘a
ghiacciera".
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Istituto polivalente. .Fino alla riforma della scuola, l’edificio delle Scuole Medie
ospitava: il Ginnasio ed il Liceo, le Scuole
Medie, le Scuole Industriali e le Scuole Commerciali
(queste ultime erano per sole donne).
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Le terme e l'Italcantieri.
Non tanti anni or sono, a mezzogiorno, dopo la mensa e fino alle ore 12,45 gli operai del cantiere
erano soliti sedersi sugli scalini delle vecchie Terme intralciando
spesso il passaggio dei turisti. La Direzione delle Terme si lamentò con quella dell’Italcantieri ed addivenirono che, nell’intervallo del pranzo, gli operai potevano accedere liberamente nello stabilimento termale,
così da lasciare libero l'ingresso.
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Il forte borbonico. Fino alla sua demolizione avvenuta nel secondo dopoguerra, sulla facciata del forte borbonico, posto all’interno del cantiere navale, campeggiava in lettere
cubitali la frase di Mussolini: “Noi siamo
mediterranei, la nostra vita è stata e sempre sarà sul mare”.