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( Storia, cultura e tradizioni stabiesi )

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Spigolature stabiesi

( perché forse non tutti sanno o ricordano che... )

Da una idea di Antonio Cimmino, nasce "spigolature stabiesi". Nello specifico la rubrica ospita piccole curiosità e notizie spicciole riguardanti la città di Castellammare di Stabia. La rubrica è messa in essere allo scopo di far conoscere maggiormente Castellammare agli stabiesi (specie alle giovani generazioni). Le notizie sono "aperte" nel senso che possono essere chiarite, modificate e/o integrate. Se siete a conoscenza di curiosità interessanti utili ad arricchire la rubrica, siete pregati di contattarci.

 

 

 

 

 

   

Tabacco, tabacchi e muzzunari. Nel dopoguerra il tabacco era una merce pregiata e le sigarette costavano troppo. I poveri ripresero a praticare il mestiere del muzzunaro. Questi soggetti raccoglievano le cicche da terra e, dopo aver asciugato e pulito il tabacco ricavato, lo davano ai tabaccai che lo rivendevano sfuso. Il principale metodo per raccogliere le cicche era quello di sistemare uno spillo all’estremità di un bastone. Ma il piccolo U.F., uno scugnizzo di Largo Fontana Grande, si era specializzato nel raccoglierle con i piedi, naturalmente scalzi.

 

Spogliamaronna.  L’ultimo scanzanese ad avere questo soprannome, fu Aitano De Gregorio ex operaio del cantiere navale. Si dice che un suo parente, una sera di buio e cattivo tempo, per andare a casa sua (a Via Partorio), per illuminare la strada, tolse una lampada da una immagine della Madonna posta in una edicola. Da qui il soprannome.

 

Uno stabiese massacrato dai titini. ACANFORA Giovanni Battista di Luigi, n. il 7-2-1911 a Castellammare di Stabia, Capitano della Finanza; arrestato a Trieste il 2-5-1945 nella caserma di Via Campo Marzio e deportato “per ignota destinazione”. Il Capitano Acanfora fu massacrato assieme a d altri 97 finanzieri ed i loro corpi gettati in una delle foibe tra Basovizia e Monrufino. La II compagnia G.d.F. comandata dall’Acanfora aveva scacciato con le armi i repubblichini delle caserme dell’artiglieria e della milizia portuale, nonché la caserma tedesca di Villa Micher. I finanzieri, inoltre, avevano occupato la zona portuale del molo Fratelli Bandiera, ove un raggruppamento tedesco stava per far esplodere gli impianti; i tedeschi vennero disarmati e catturati. La caserma di Campo Marzio fu fortificata e predisposta a difesa contro i tedeschi. Ciò nonostante i partigiani jugoslavi perpetrarono l’eccidio senza una motivazione. A ricordo di quest’altra pagina tragica della storia nazionale, vi è il film “FOIBE” in cui la parte del Capitano Giovanni Acanfora è recitata dall’attore Gianni Bruschetta. “FOIBE” ha un cast internazionale e quattro Direzioni Casting, in USA, Italia, Slovenia e Russia. Il film parla di odio, razzismo e follia umana, aiuta le nuove generazioni, di tutte le razze, colore o religione, a crescere.

 

Acquaioli. Oltre agli acquaioli itineranti, a Castellammare fino a qualche decennio fa, c’erano diverse postazioni di acquafrescai:
- Via Principessa Mafalda (
v. articolo);
- Via Quattro novembre (c’è ancora il bancone di marmo);
- Sotto l’arco di San Catello ove attualmente c’è la targa di bronzo;
- Chiosco Caporivo, ancora presente ma non funzionante;
- Corso Garibaldi, vecchio fabbricato prima dell’attuale ove c'è il Bar Cristal (il bancone stava sul marciapiedi);
- Corso Vittorio Emanuele di fronte Casa del fascio, attualmente c’è un tabaccaio);
- Piazza Matteotti a sinistra del cd. Palazzo Arienzo. Il gestore era la signorina Carmelina che, sebbene di grossa taglia, era molto curata nel trucco.

 

Proiezioni all'aperto. In estate si poteva assistere ad un film, stando al fresco, sia nel dopolavoro della Corderia, anche nell’Arena-Giardino un cinema all’aperto posto a Via Alvino ove attualmente c’è una specie di parco giochi. La pellicola veniva proiettata sul muro laterale del fabbricato adiacente ed il grosso proiettore era allocato in un’apposita cabina insonorizzata.

 

 

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Cantiere navale. Nel 1824 fu completato l’avantiscalo in muratura per agevolare il varo dei vascelli all’intero del porto. Progettista e Direttore dei lavori fu il Capitano del Genio Idraulico Giuseppe Mugnai.

Il "muraglione" borbonico del cantiere di Castellammare di Stabia (foto Maurizio Cuomo).

 

Dizionario geografico-storio-statistico de’ Comuni del Regno delle Due Sicilie – 1858.  Descrizione della città: “...la popolazione ascende in oggi a 22.960 abitanti…un tronco di strada a rotaia di ferro unisce la città a Napoli…vi si celebra annualmente una fiera al 25 agosto detta di S. Bartolomeo ed un mercato di animali e cereali nel lunedì, nel mercoledì e nel venerdì, di ciascuna settimana”.

 

Specchio statistico de’ Comuni delle province meridionali d’Italia – 1861. Nel Circondario di Castellammare vi sono i seguenti mandamenti: Vico Eq., Piano, Sorrento, Massa, Capri, Gragnano (Lettere, Casola, Pimonte), Torre Annunziata (Bosco Reale9; Boscotrecase (Poggiomarino), Ottaiano, Agerola.
Castellammare porta 25.840 abitanti, l’intero Circondario ne ha 161.877
.

 

Repubblica Napoletana –1799. 

1-15 aprile: un contingente anglo-napoletano sbarca in città e si impadronisce del forte e del cantiere.
28-30 aprile: Le truppe francesi scacciano dal forte del cantiere e dal porto le truppe anglo-napoletane che se ne erano impadroniti e le costringono a reimbarcarsi per la Sicilia.

 

Decreto del 18 gennaio 1838 – logo fabbrica di cuoio e pelli. Accorda il bollo a secco da apporsi alle manifatture di cuoio e pelli stabilite nella spiaggia di Castellammare già di proprietà di Luigi Protasio Lemaire e stata ceduta a Luigi Maria d’Amato. Il bollo ha nel mezzo l’emblema di un cavallo sfrenato e all’interno nel primo giro, la legenda “Regia dogana di Castellammare, e nel secondo, “Fabbrica di cuja e pelli di Luigi Maria d’Amato”.

 

 

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La salita del Mulino. La strada Salita Ponte Scanzano fino agli anni ’50, non era pavimentata con i sampietrini, ma in terra battuta; quando pioveva un fiume di acqua e fango scendeva verso ‘o 'Nfinfero. Per i numerosi pedoni c’era una

Salita del Mulino a Scanzano

specie di marciapiedi a destra che era la copertura della sottostante fognatura. Naturalmente non c’era il tunnel, che fu costruito contestualmente al complesso delle Nuove Terme Stabiane. Nei primi anni i ragazzi con le pietre rompevano le lampadine poste sotto la volta ed era problematico camminare di sera se non si era provvisti di torcia, accendino o cerini. Dopo molti anni e proteste, il Comune sistemò l’illuminazione con adeguata protezione antisassaiola.

 

Filumena ‘a pezzara.  All’inizio di via Santa Caterina a Scanzano, ora via Carmine Apuzzo, in un vano sottoposto alla strada, fino agli anni ’50, abitava una vecchietta chiamata "Filumena ‘a pezzara", questo soprannome le fu dato perché comprava: stracci, alluminio e ottone. I particolare, i metalli che non di rado era anche dai ragazzi che li raccoglievano nei giardini, venivano a lei portati e pesati in cambio di qualche lira. Sapendo ciò, spesso gli scugnizzi mettevano un sasso nella ferraglia e l’ammaccavano per imbrogliare sulla pesata. "Filumena", poi aveva una piccola bancarella piena di leccornie (frafellicche, caramelle, lacci di liquirizia, gomme americane, ecc) che sistemava sulla strada; quasi sempre i soldi guadagnati dai ragazzi con la vendita dei rottami, ritornavano alla base.

 

Pascalino ‘a lacerta. Molti a Scanzano avevano questo soprannome. Uno di questi era un vecchio che viveva presso i salesiani, in una piccola costruzione, forse adibita a deposito di attrezzi agricoli, situata nel giardino del vecchio istituto, in corrispondenza della ringhiera che si affacciava sulla Circumvesuviana. I salesiani chiamavano “famigli” questi laici che lavoravano per loro e vivevano nello stesso istituto.

 

Fontana Grande. Fino agli anni '60 del secolo scorso, nella vasca d’acqua antistante Fontana Grande, i costruttori di carrozzelle e carrette in genere, mettevano a bagno le ruote dopo aver sistemato a caldo i cerchioni di ferro esterni. L’acqua ingrossando il legname faceva ben aderire i cerchioni alla circonferenza delle ruote.

 

Via Santa Caterina a Scanzano. La strada che va da “’mmiez’‘a guardia” al cancello di Marcantonio, ora chiamata via Carmine Apuzzo, era denominata, fino al 1986, via Santa Caterina a Scanzano in ossequio ad una antica chiesa dedicata a S. Caterina d’Alessandria ivi ubicata nel 1400 e poi spostata nella sede attuale a Castellammare. Numerosi disguidi postali si verificavano tra i cittadini omonimi che abitavano a via S. Caterina a Scanzano e quelli di via Santa Caterina del centro antico. L’ufficio postale negli anni ’50, si trovava proprio a Via Santa Caterina a Scanzano di fronte alla “funtanella”. Ogni giorni il conducente dell’autobus Circolare Destra, prolungava la sosta all’ingresso di Scanzano per permetter al bigliettaio di portare/ritirare il sacco postale.

 

 

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Lupo mannaro a Scanzano. Agli inizi degli anni ’60 si diceva che a Scanzano e precisamente abbascio ‘a funtanella, ci fosse un lupo mannaro. Si credeva che i nati il 25 dicembre al sorgere della luna piena, si trasformassero nel viso e andassero girando di notte ululando come lupi. Volendo aiutare questi poveracci e far passare il “mal di luna”  li si doveva  pungere  con l’ago “saccularo”

cioè un ago molto lungo che serviva a mettere “le fettuccelle” ai materassi. Per evitare che il “lupo mannaro” facesse del male al suo soccorritore, era necessario legare l’ago saccularo ad una lunga pertica, utile per pungere a distanza quando il licantropo passava sotto al balcone.

 

Apparecchi americani. Ancora agli inizi degli anni ’50, quando i bambini vedevano passare un aereo, guardando il cielo con il naso all’insù, recitavano la seguente filastrocca: “Apparecchio americano, votta ‘e bombe e se ne và”. Il palese ricordo del bellicoso evento chiusosi qualche decennio prima che interessò in particolare la vicina Napoli (che fu pesantemente bombardata centinaia di volte dagli aerei americani), sopravviveva ancora nella memoria collettiva in una ingenua filastrocca dei ragazzini stabiesi.

 

Festival della canzone napoletana. Negli anni ’50 al termine del Festival della canzone napoletana (il primo nel 1952 ed il secondo a Castellammare nel 1953), le nuove melodie giravano per i paesi portate da cantanti di strada. A Scanzano a Via Santa Caterina, ora via Carmine Apuzzo, un complessino si sistemava vicino ‘a funtanella, si faceva prestare la corrente da qualcuno del vicinato (es. da ‘a Masana) e suonava e cantava le nuove canzoni chiedendo, poi, un obolo ai curiosi che si affollavano intorno.

 

 

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Un ministro stabiese sconosciuto. L’avv. Giovanni ACANFORA nacque il 7 aprile 1884 a Castellammare di Stabia. Già Direttore Generale della Banca d’Italia dal 1940 al 1944, fu nominato Ministro per gli Scambi  e  le  Valute  nel  primo

Stralcio di giornale d'epoca

Governo "Badoglio" ( 25.7.1943 – 17.04.1944), una coalizione militare formata dopo la caduta del fascismo e l’arresto di Mussolini. Il ministero ricoperto dallo stabiese Acanfora, fu soppresso con regio decreto 2 giugno 1944, n. 150; le relative attribuzioni furono ripartite fra i Ministeri delle Finanze e dell'Industria, e del Commercio e del Lavoro.

 

Il vespasiano. Negli anni '60 fu sistemato un vespasiano all’ingresso di Scanzano (lato sinistro entrando a Via Scanzano). Era un manufatto di cemento ed era predisposto alla doppia funzione. Fu oggetto di molta ilarità, spesso serviva da pensilina quando pioveva e si aspettava il pullman (circolare rossa) che scendeva a Castellammare ovvero il n. 3 della linea Castello-CMI.

 

‘E purcelli ‘e San Giuvanne. Nel mese di giugno specialmente in corrispondenza delle festività di San Giovanni Battista, compaiono dei coleotteri di color marrone comunemente chiamati "vaccarielli o purcielli". Ai miei tempi i ragazzi cercavano di acchiapparli cantando la seguente canzoncina: "Scinne purciello ‘e San Giuvanne, è arrivato ‘o cusutore t’ha purtato 'nu cazone, 'nu cazune e 'na vunnella scenni purciello mio bello". Quando (molto facilmente) si prendevano questi animaletti, si legava un filo di cotone al corno che stava sulla testa del maschio e lo si liberava. Si otteneva, così, un aquilone animato.

 

Polvere da sparo casereccia. Da ragazzi si comprava nella farmacia del dott. Scaramuzza di Via Micheli delle pastiglie di clorato di potassio che servivano per il mal di gola e, dopo averle frantumate, si mescolavano con zolfo e polvere di carbone per ottenere una primitiva polvere da sparo. Con un pizzico di zucchero, questa polvere messa a terra sui basoli, veniva coperta da una pietra viva o un pezzo di “riggiola” tenuto fermo con il tacco della scarpa, con l’altro si dava un colpo secco e si produceva lo scoppio. Se la miscela non era ben dosata, lo scoppio era più potente e la gamba più indolenzita.

 

 

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‘O Ponte de’ figliòle. Era ed è il ponte che attraversa il fiume Sarno situato al termine di Via Ponte della Persica e dopo l’incrocio con Via Ripuaria. Il vecchio ponte borbonico, a  travate di ferro e tavolato di legno, era ornato alle estremità

Il Sarno - stampa d'epoca (coll. Gaetano Fontana)

di quattro figure femminili raffiguranti delle sirene; una coppia per testata con il dorso nudo e volti gentili e sereni. Il ponte era stato costruito a ricordo della bonifica del Sarno e del passaggio della prima ferrovia tra Napoli e Castellammare. Fu distrutto dai tedeschi in ritirata e ricostruito nel dopo guerra (Ponte Nuovo). Conserva ancora tutta la struttura in mattoni, ma senza le “figliòle”.

 

 

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Le "pimmuntesi". Da Pimonte (attraverso: via Canti, la omonima via Pimonte e poi per via Privati) scendevano a Scanzano le “pimmuntesi” con una cesta in bilico sulla testa appoggiata ad un rotolo di panno. Vendevano uova fresche ed altri prodotti genuini della terra. La frequentazione delle venditrici ambulanti divenne talmente importante che ogni famiglia stabiese, aveva la sua “pimmuntesa” di fiducia.

 

I zampognari. Un tempo gli zampognari che giravano per le case di Castellammare per suonare la novena di Natale (ormai sempre più rari da incontrare), mettevano in un unico fiasco: il vermouth, l’anice e il rosolio di diversi gusti, che venivano loro offerti. L’intruglio così ottenuto, che evidentemente doveva risultare piacevole da bere, veniva poi consumato  per scaldarsi nelle giornate fredde delle montagne di Avellino.

 

Fino a pochi anni fa, dal cancello d’ingresso del viale che da salita Quisisana porta alla chiesa di San Francesco, c’erano affisse al muro 14 stazioni della Via Crucis tutte maiolicate, fatte sistemare nel 1844. Oggi, di queste maioliche, non ne è rimasta neppure una!

 

Alla via Santa Caterina a Scanzano, ora via Carmine Apuzzo (nel tratto alto di salita Ponte Scanzano), nel cosiddetto cancello di Marcantonio, c’era una specie di garage per carrette e cavalli di molti carrettieri di Scanzano. La sera dopo il lavoro i suddetti ambulanti, portavano le bestie in piccole stalle per governarle e l’indomani preparavano i carri per andare al mercato. I più bravi conducevano il carro in piedi, in equilibrio tenendo in mano le redini.

 

A Scanzano la festa di san Michele del 29 settembre termina con una gara di fuochi artificiali. Al vincitore un’apposita giuria consegnava il premio stabilito dalla Commissione della festa. Spesso vinceva la ditta cd. Giarrone di Castellammare; tra i ragazzi era invalso l’uso di riferisi alla “batteria Giarrone” per indicare un’azione scoppiettante. I successivi botti di Natale si dividevano in tric trac, scalette, mezz’onza (mezza oncia) e via di seguito oltre ai fischi  (con e senza botta finale).

La statua di San Michele

 

 

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A via Acton prima di Salita Pozzano e di fronte all’ingresso principale di Maricorderia ci sono ancora due grossi serbatoi in muratura e dipinti di bianco che contenevano acqua distillata per le caldaie delle navi da guerra (l’ultima nave da guerra costruita a Castellammare e con caldaie fu il Cacciatorpediniere Ardito. Ora le navi sono dotate di motore diesel).

 

All’inizio di via Duilio c’era la cantina di “Peppe de lavatore” così chiamata perché suoi nei pressi, ove c’è adesso il Circolo Pescatori, c’erano dei lavatoi pubblici che sfruttavano l’abbondante acqua che fuoriusciva dalle molte sorgenti della zona. La cantina era frequentata da molti operai del cantiere specie nella pausa pranzo del mezzogiorno. Si racconta che coloro che nella serata prima avevano alzato il gomito, si recavano a bere l’acqua ferrata nell’attigua mescita (ora scomparsa ) di questa frizzante acqua minerale (attualmente la sorgente si trova sotto la sacrestia della chiesa dello Spirito Santo).

 

A via Supportico fino agli anni ’50, c’era una caserma dei Carabinieri; l’ultimo comandante fu il Maresciallo Magg. Giuseppe Rossi. A quei tempi la caserma madre si trovava a via Coppola nella ex sede del consolato dell’Impero Russo.

 

Il convento dei Cappuccini a salita Quisisana fu fondato il 21 settembre del 1583 quando era vescovo di Castellammare monsignor Lodovico Maiorano. Si racconta che tale convento (di San Francesco) fosse collegato al Rivo della Caperrina a mezzo di un tunnel che serviva come rifugio ai frati durante le incursioni piratesche. Ora sono andati via anche i Cappuccini!

 

Prima della municipalizzazione del trasporto pubblico, le corse degli autobus erano gestite dalla Ditta Giordano che aveva garage e deposito a via Regina Margherita (altezza incrocio via Surripa).

 

La farmacia di Scanzano situata negli anni ’50 alla via Micheli (di fronte a via Santo) dell'allora dott. Scaramuzza, oltre ai preparati galenici era deputata a suturare le ferite della testa che i ragazzi si procuravano sovente con le “surriate” (sassaiole).

 

 

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Il Palazzo reale di Quisisana nel secondo dopo guerra fu adibito a clinica.

 

Al Corso Alcide De Gasperi, all'altezza del distributore Q-Bar "Caravella", c’era una postazione del Dazio per riscuotere il pedaggio delle merci che dalla campagna venivano in città; ancora oggi, molti anziani denominano quel luogo “abbascia ‘a gabella”.

 

A via Salita Santa Croce presso l’Istituto delle suore Alcatarine, dall’800 e fino alla II Guerra Mondiale c’era un ospedale militare.

 

Via Benedetto Brin è dedicata ad un famoso progettista navale, già direttore del Regio Cantiere, artefice della costruzione di molte corazzate. Strade dedicate ad altri famosi costruttori navali nonché direttori del Regio Cantiere, come il Cuniberti, si trovano all’interno di Maricorderia.

 

I Salesiani vennero a Castellammare nel 1895. Alla fine degli anni ’50 e fino agli anni ’70, la struttura divenne la sede dell’Istituto Teologico Internazionale, ove i giovani chierici compivano gli ultimi anni di studi per essere ordinati

Castellammare: Il vecchio istituto Salesiani (immagine d'epoca)

sacerdoti. Il giovedì pomeriggio: giovani preti irlandesi, sudamericani, spagnoli, cinesi, di colore, australiani sciamavano per la città per la lor mezza giornata libera. In quel periodo i ragazzi dell’Oratorio conobbero questa nuova realtà che li spinse ad imparare i rudimenti dell’inglese. Chi collezionava francobolli imparò a dire “have you stamps?” Ora purtroppo da Castellammare, sono andati via anche loro!

 

Ad ogni varo gli operai del cantiere navale, oltre alla bottiglietta di birra Peroni ricevano a mensa, un dolce fatto di due biscotti con in mezzo la crema. I figli aspettavano con impazienza il ritorno a casa dei loro padri, per gustarsi questa leccornia.

 

 

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Un tempo per proteggere dal malocchio e dalla cattiva sorte i loro bambini, le mamme stabiesi confezionavano una “burzella”, una borsetta di pezza da appendere al collo che conteneva:
- La medaglietta di San Ciro e S. Anastasio (santi medici)
- Qualche chicco di sale
- Una ciocca di capelli di nati nel mese di gennaio perché, per tali nati “nun ce pote né fatture e né janare”.

 

In estate a Castellammare i venditori ambulanti offrivano, porzioni di telline cotte nelle caratteristiche “vazzee” (recipienti di creta con l’interno smaltato di colore verde). Pagando le 20 lire, si otteneva un bicchiere di telline con relativo brodo.

 

Fino agli inizi degli anni ’80, talune famiglie erano solite affittare delle camere del proprio appartamento, ai forestieri che venivano in città per le cure termali (vedi Quaderno di Gigi Nocera). In particolare a piazza San Ciro, nel periodo estivo, quasi ogni giorni arrivava e ripartiva un pulmino da Foggia.

 

Le ferie degli operai del cantiere navale e di altri stabilimenti locali, erano caratterizzate da due avvenimenti ciclici:
- “fare le bottiglie” cioè preparare le provviste di pomodori per l’inverno.
- aiutare le mogli a “fare i materassi” cioè allargare la lana ed “il vegetale”. Quest’ultimo era una fibra di colore verde che imbottiva il secondo materasso che veniva sistemato sopra nel periodo estivo perché “più fresco”. I più poveri, al posto della lana, nei propri materassi avevano invece un riempimento di "sguogli” (in dialetto le foglie delle pannocchie di grano). Il materasso che accoglieva gli sguogli, aveva un feritoia laterale nella quale si potevano infilare le mani per rivoltarne l'interno per renderlo più soffice... un sistema pratico che però si prestava facilmente ad allevamenti di pulci!

 

Il convento dei Cappuccini a salita Quisisana, fu fondato nel 1583 quando era vescovo di Castellammare monsignor Lodovico Maiorano. Si racconta che tale convento (di San Francesco) fosse collegato al Rivo della Caperrina a mezzo di un tunnel che serviva come rifugio ai frati durante le incursioni piratesche. Ora sono andati via anche i Cappuccini.

 

 

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Il vaporetto. Fino agli inizi degli anni ‘60, dalla banchina di zì Catiello salpava un vaporetto che portava ai bagni di Pozzano, prima tappa il bagno Conte che aveva approntato un pontile su palafitte per lo sbarco dei bagnanti.

 

'A ghiacciera. A via Denza, nei locali dell’attuale Supermercato SISA c’era una fabbrica del ghiaccio, da ciò ancora oggi il posto viene chiamato "‘ncopp’‘a ghiacciera".

 

Istituto polivalente. .Fino alla riforma della scuola, l’edificio delle Scuole Medie ospitava: il Ginnasio ed il Liceo, le Scuole Medie, le Scuole Industriali e le Scuole Commerciali (queste ultime erano per sole donne).

 

Le terme e l'Italcantieri. Non tanti anni or sono, a mezzogiorno, dopo la mensa e fino alle ore 12,45 gli operai del cantiere erano soliti sedersi sugli scalini delle vecchie Terme intralciando spesso il passaggio dei turisti. La Direzione delle Terme si lamentò con quella dell’Italcantieri ed addivenirono che, nell’intervallo del pranzo, gli operai potevano accedere liberamente nello stabilimento termale, così da lasciare libero l'ingresso.

 

Il forte borbonico. Fino alla sua demolizione avvenuta nel secondo dopoguerra, sulla facciata del forte borbonico, posto all’interno del cantiere navale, campeggiava in lettere cubitali la frase di Mussolini: “Noi siamo mediterranei, la nostra vita è stata e sempre sarà sul mare”.

       

 

 
 
 

 

 

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