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La creazione, secondo il cristianesimo è dono
gratuito di Dio, cioè un regalo non
subordinato all’amore dell’uomo, anzi
Dio previene l’amore umano donandosi per
primo. I teologi affermano che Dio è Trino,
a motivo del fatto che se fosse stato uno e
solo, avrebbe amato unicamente sé stesso,
di un amore egocentrico; l’IO del Padre si
rivolge al TU del Figlio, divenendo il NOI
dello Spirito Santo. L’amore infatti ha
bisogno di un tu a cui rivolgersi ed essendo
l’amore di Dio perfetto e sovrabbondante
esce fuori da sé stesso nella creazione ed
ecco lo Spirito di Dio iniziare l’opera
aleggiando sulle acque, un amore
traboccante, debordante, dà origine al
mondo ed attraverso il Verbo ha inizio la più
grande avventura dell’intero e sterminato
universo.
Ne sono certo!… quando il terzo giorno della
creazione Dio fece apparire l’asciutto si
sedette sul cono del Vesuvio, tenendo in
fresco i piedi, godendo per brevi istanti
della ombrosità proveniente da Sud;
già pregustava il suo meritato
riposo della lunga giornata che ormai
volgeva al termine. Il suo lavoro
evidentemente non era ancora completo, per
cui delimitò lo spazio, tra il verdeggiante
Faito ed il mare, e con il suo personale
pennello tracciò un arco, il golfo di
Castellammare di Stabia.
Quel
che fece era buono e giusto, ma nella sua
onniscienza pensando al Figlio suo ed agli
uomini che questi avrebbe riportato al Padre
attraverso la croce, non si astenne dal
sollevare il Faito, e sotto di esso tracciò
diversi solchi, che presto furono ripieni
d’acqua cristallina, l’acqua che prese a
scorrervi acquistava pian piano l’essenza
delle pietre, ricche di minerali, sulle
quali si muoveva.
Anche
qui si soffermò e toccandosi la barba
riconobbe di aver fatto un buon lavoro,
nessuno neanche l’uomo più insensibile e
ingrato avrebbe potuto dire che Dio non era
stato provvido verso quei luoghi, l’aria
serale era frizzante ed ora riposarsi aveva
l’unico scopo di proseguire il lavoro il
giorno dopo; non s’accorse però che nel
sollevarsi, il suo piede aveva fatto
riemergere dal mare un piccolo scoglio che
fu il coronamento di un opera d’arte, come
la firma di un pittore sulla tela appena
terminata.
Inutile
dire che ai primi uomini che vissero in
questa succulenta terra non mancava nulla,
c’era solo da scegliere: dedicarsi alla
pesca, alla caccia, all’agricoltura per
cui nacquero subito i primi insediamenti
umani che non avevano bisogno di palafitte
per proteggersi dai feroci animali, le
grotte furono presto abbandonate, subito si
svilupparono culture nuove che si affinarono
sempre più,
i Sanniti, gli Etruschi, i Greci e
poi i Romani. Come tutti gli altri
anche questi ultimi non poterono far a meno
di notare le enormi potenzialità della
terra di Stabiae e quando successivamente,
essa non volle piegarsi al crudele tiranno
Silla fu distrutta, ma subito si riebbe,
rifondò sé stessa e ancora una volta cadde
in disgrazia stavolta per l’eruzione del
Vesuvio del 79 d.C.
Post fata Resurgo celebra
il motto stabiese e così fu che dal basso
all’alto medioevo, questa terra fece
innamorare Regine e nobili, principi e
marchesi, e fu amata in maniera indicibile
soprattutto dai suoi figli (in particolare
dai figli emigrati), che di lei, serbarono i
ricordi nel cuore.
Ora come il lettore ben sa, non esiste
creazione positiva, senza che il suo opposto
faccia la sua bella comparsa, e
ve pare co’ riavolo se ne steva in
disparte? Troppa bella sta terra, pe’ nun ce mettere ‘e mmane.
Fatto
è che il peccato entrando nel cuore
dell’uomo lo corrompe, è
succieso pirciò ca ‘e mmane c’hanno
vulute mettere paricchie ‘e lloro, tanto
che
la Città
stessa in una giornata di pioggia squassante
e fastidiosa, disse: “Dio mio, vire tu
quanta munnezza!!!” A dire il vero non si
capì bene a cosa o a chi si riferisse. Io
propendo per i “chi” ed allora
cito: chi specula, chi corrompe, chi
maltratta, chi nun se piglia scuorno, chi
sporca, chi ‘mbratta, chi arrobba, chi
truffa e chi fa perdere ‘a speranza, si
tanto che pure a ggente onesta fatica a se
cumpurtà buono!
In ogni caso è chiaro che ‘o remmonio s’è moltiplicato e cu' isso:
cattiverie, fetenzie,
e mal’azioni.
Speriammo e n’aspettà troppo pe’ sta
restaurazione;
Stavota
senza aiuto ‘e Dio
cumpimmo sta ri-CREAZIONE!
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